vicenzAcustica regala tradizione e modernità
Il Giornale di Vicenza - 21/03/2011
La settima edizione della rassegna al Comunale di Vicenza. Dalla Vecchia, Munain e il fuoriclasse americano Jim Hurst alle chitarre, Coppo al mandolino: successone
Vicenza. Una bella serata di musica sabato al Teatro Comunale di Vicenza grazie a VicenzAcustica che, alla settima edizione, ha fatto un nuovo passo avanti. La rassegna ha infatti aperto il palco anche ad altri strumenti a corde oltre alla chitarra acustica (c'erano un mandolino, un bozouki e una chitarra classica) e a generi musicali diversi, che hanno saputo però trovare strade comuni e interagire in maniera interessante.
Organizzata come di consueto dal chitarrista vicentino Roberto Dalla Vecchia e dall'associazione Suoni d'Istante, la manifestazione ha visto sul palco - assieme al vicentino che ha presentato il suo nuovo album "Hand in hand" - anche il mandolinista genovese Martino Coppo (che ha suonato anche il bozouki), il chitarrista classico basco Balen Lopez de Munain e il chitarrista statunitense Jim Hurst.
L'apertura della serata, che ha visto un'ottima affluenza di pubblico, è stata tutta per Roberto Dalla Vecchia che, da solo o in compagnia dei diversi "colleghi", ha presentato le canzoni del nuovo cd, che ha appena pubblicato. Si tratta di un album totalmente strumentale, nel quale Dalla Vecchia esprime le emozioni legate al rapporto interpersonale, vuoi con la famiglia - prima di tutto - vuoi con amici e colleghi musicisti. L'artista vicentino sembra a primo acchito essere tornato al suo stile originale, più orientato al country & bluegrass, salvo poi rivelare sfumature diverse un po' in tutti i brani. Si va dalla ballata lenta al pezzo allegro e ballabile, dalla rilassante "chiacchierata attorno al fuoco" (come dal titolo di uno dei brani) alla sognante canzone dedicata alla compagna di sempre, chiudendo con "F joke", ovvero uno "scherzo", un'improvvisazione in Fa.
È toccato poi a Balen Lopez de Munain, che con la sua chitarra classica ha immerso i presenti in atmosfere sognanti, molte delle quali legate alla tradizione basca direttamente o come fonte di ispirazione per i brani da lui firmati. L'apertura è stata con una ninna nanna, ma poi il tono è salito fino all'apice, con divagazioni caratterizzate da maggior energia o atmosfera.
Martino Coppo ha aperto, accompagnato da Roberto Dalla Vecchia, con la propria interpretazione - registrata qualche tempo fa assieme ai suoi Red Wine - de "Il cielo d'Irlanda" che - composta da Massimo Bubola - fu portata al successo da Fiorella Mannoia. Spazio a un medley tutto italiano, dedicato ai 150 anni d'Italia, con una serie di canzoni della metà del secolo scorso, compresa quella "Ma le gambe" che fu interpretata anche dal Trio Lescano. Coppo riesce a coinvolgere il pubblico nel tenere il tempo e cantare un gospel; splendida infine l'esecuzione di una danza basca assieme a Balen Lopez de Munain.
Jim Hurst ha dimostrato di... venire da un altro pianeta. Sia in pezzi propri che nell'interpretazione della tradizione statunitense (ottimo esempio quella "I Ain't Got the Blues" con cui ha aperto) il livello è stato altissimo sia dal punto di vista tecnico che interpretativo. Da solo e, in precedenza, con Martino Coppo (che da parte sua ha dedicato al maestro una canzone) ha anche rievocato Bill Monroe, grande mandolinista che con i suoi The Bluegrass Boys diede nome e struttura proprio al bluegrass. Ma sono i pezzi di Hurst a risultare i più intriganti, tanto che alla fine dell'esibizione viene richiamato dal pubblico a gran voce per un altro pezzo.
Gran finale naturalmente con tutti e quattro i musicisti sul palco, che ricevono alla fine una meritatissima ovazione.
Stefano Rossi






