vicenzAcustica 3
Il Giornale di Vicenza
Lunedì, 26 Marzo 2007
La magia corre su sei corde
vicenzAcustica regala una serata da mettere in cornice
di Stefano Rossi
Teatro Astra praticamente esaurito sabato sera scorso per vicenzAcustica 2007, terza edizione del festival della chitarra acustica che ha visto protagonisti, a fianco dell'organizzatore Roberto Dalla Vecchia due musicisti molto interessanti: Peppino D'Agostino, italiano da anni trapiantato in California, e Clive Carroll, inglese di Londra.
L'apertura della serata, resa possibile dalla collaborazione del comune di Vicenza e grazie all'appoggio della Banca del Centroveneto, è stata abbastanza puntuale, attorno alle 21:15
Roberto Dalla Vecchia, è salito sul palco, iniziando subito con la musica e la sua bellissima "Ticket To Cesuna", che fa parte dell'ultimo album del chitarrista vicentino "Grateful". Tanto questo brano quanto i successivi ("La Zebra" in particolare) hanno messo in luce le capacità compositive ed esecutive dell'artista, molto pulito e preciso, con evidenti riferimenti agli stili americani, soprattutto bluegrass. Tra le diverse proposte, una è stata una specie di "regalo", una composizione ancora inedita scritta da poco. Non ha ancora un titolo, ha confessato, si chiama ancora ... "Canzone nuova in la minore".
Quasi subito Dalla Vecchia ha introdotto il primo dei due ospiti della serata, Clive Carroll, chiamandolo sul palco per suonare assieme a lui. E si è capito subito se c'è un motivo se il simpaticissimo chitarrista inglese ("sponsorizzato" all'inizio della sua carriera da un certo John Renbourn...) è stato pluripremiato. A una tecnica invidiabile affianca infatti un gusto e un piacere per ciò che suona che rendono unico il suo stile.
Carroll ha lasciato quasi subito il posto a Peppino D'Agostino,
tra le sorprese della serata. Dopo un paio di brani strumentali, caratterizzati da tecniche esecutive assai innovative e anzi create da lui stesso (la chitarra assumeva suoni da contrabbasso e altri strumenti), ha reso omaggio a Fabrizio De Andrè con una intessissima"Amore che vieni, amore che vai", cantata con grande passione e con un intermezzo strumentale da brivido. Dopo questo brano, D'Agostino si è presentato in perfetto italiano, riducendo così le distanze con il pubblico. E per ben proseguire, ha intonato un personalissimo omaggio a Ennio Morricone, con un medley tratto da "C'era una volta il west" e "Il bello il brutto e il cattivo". Anche in questa parte D'Agostino ha sfoderato una tecnica notevole, ma non fine a se stessa. Le sue invenzioni sulle sei corde servono esclusivamente a esprimere il suo "feeling".
Dopo una breve pausa è stata la volta dello spazio di Clive Carroll, tanto bravo a suonare quanto a tenere il palco. Ha subito presentato il figlio, Benji, che egli ha raccontato essere un fan di Johnny Cash. Così, in suo onore, dopo una propria
composizione ha presentato un brano proprio di Cash, a metà strada fra il serio e il faceto. Con una tecnica davvero incredibile ha poi deliziato i presenti con arie celtiche e altre più innovative, sino alla bellissima sorpresa di una composizione nuova che, ha detto, è nata un paio di giorni fa. "All this time" ha scosso gli animi degli ascoltatori più rocciosi, perfetta sintesi di dolcezza, pace e soddisfazione.
Dopo un brano ad altissimo tasso tecnico suonato assieme da Carroll e D'Agostino, il gran finale - bis compresi - con tutti e tre i chitarristi sul palco, a eseguire una partitura originariamente composta da D'Agostino per nove chitarre.
Applausi a scena aperta alla fine della serata, che ha dimostrato similitudini e differenze negli stili dei tre chitarristi.

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